sabato 13 agosto 2011

Monaco e la Foresta Nera

Dal 7 al 13 Agosto ho visitato Monaco e alcune città della cosiddetta Strada Romantica, in Germania. 
Prima di cominciare, segnalo ai miei compagni di viaggio che in caso mi vogliano scrivere la mia mail è qui.

Il 7 sera, partiti in pullman, arriviamo in serata a Baveno, sul Lago Maggiore. Passeremo la nostra prima notte nell'hotel che personalmente ho preferito tra quelli che ci hanno ospitato durante il percorso: il Grand Hotel Dino. Le camere sono con vista sul Lago. 



 





La sera usciamo per una passeggiata: il paese sembra tranquillo e un po' vuoto. Poca vita in giro, vediamo una Chiesa e i fuochi in lontananza che si riflettono sul Lago. 


8 Agosto.
La mattina seguente il Lago, visto dalla camera, è incantevole.



Ci mettiamo in viaggio. Dal finestrino dell'autobus vediamo il paesaggio cambiare: siamo in Germania.


La prima cittadina che visitiamo è Friburgo.


La guida che ci accoglie dice che la storia di questa città è "lunga e triste". Le chiedo cosa intende e spiega che Friburgo in passato è stata ora assegnata alla Germania, ora alla Francia e ogni volta doveva cambiare lingua, costumi e tradizioni. Inoltre con l'unione delle regioni del Baden e del Wurttemberg (la regione in cui si trova oggi -o land- è difatti il Baden-Wurttemberg) ha perso lo status di capitale del Baden, ruolo che oggi è ricoperto da Stoccarda, in quanto centro economico rispetto a Friburgo, che è totalmente priva di industrie e vive grazie al turismo e all'Università, una delle più importanti della Germania in virtù dell'offerta formativa.
Friburgo da sempre punta sull'ecologia, i suoi rappresentanti politici appartengono al partito dei verdi. E' perciò una città di ciclisti, cosa che permette l'esistenza di un mercato in cui le bici si trovano a poco prezzo (anche 20 euro). 
Visitiamo la "Cattedrale di Nostra Signora" costruita a partire dal 1200, cercando di non farci scoraggiare dal tempo ballerino. Il portale è chiaramente dedicato a Maria e significativa è la presenza femminile, come testimoniano le vergini savie e quelle stolte. Il materiale usato per  gli elementi decorativi  è la pietra arenaria, che necessita di continua manutenzione perché il colore si mantenga chiaro. Le colonne sono lasciate volutamente nere per far vedere la differenza. All'esterno, l'orologio segna le tre e mezza (c'è solo una lancetta, la mezz'ora è segnata dal fatto che la lancetta si posizioni a metà tra le ore 3 e le ore 4).





Le statuette poste sulla porta sono centinaia e per farcele entrare tutte hanno alzato il soffitto! Le scene illustrano episodi del Vecchio e Nuovo Testamento, giudizio universale compreso. 
Entriamo e nell'interno ci viene mostrata una foto che testimonia la realtà della città dopo il bombardamento della Seconda Guerra mondiale: solamente la cattedrale si è salvata, e non per un caso. Friburgo non era un obiettivo militare ma era stata comunque prevista la sua totale distruzione; i soldati nemici  però decisero di salvare la cattedrale. Il che fu una fortuna, perché permise ai cittadini che vi si erano rifugiati di salvarsi, anche se a causa dei boati le vetrate si ruppero in pezzi che vennero conservati dagli stessi cittadini. Le vetrate furono perciò ricostruite. La guida ci fa notare che in ogni vetrata c'è un simbolo del committente, negli ultimi vetri: per esempio, ci può essere un pretzel per indicare che la vetrata è stata offerta dalla corporazione dei panettieri; una forbice indica i sarti e così via. Lo stemma imperiale asburgico (doppia aquila) indica in quel caso che la vetrata è stata offerta dagli Asburgo, con i quali i Friburghesi ebbero ottimi rapporti.


All'esterno la guida ci fa notare che tra i doccioni della cattedrale ce n'è uno in particolare, con una strana posizione. Guardate da che parte esce l'acqua...


Il motivo non si sa, però se si segue la direzione del doccione si incontra la vecchia casa dell'arcivescovo, il che fornisce una buona interpretazione ^__^.
Caratteristici di Friburgo sono i Bächle, i ruscelli presenti nel centro storico della città. In passato erano stati inseriti per permettere alle donne di avere un rapido accesso all'acqua e anche per spegnere gli incendi che erano molto pericolosi visto che la città in passato era costruita in legno, data la vicinanza con la Foresta Nera. D'inverno, dove si raggiunge anche la temperatura di -15, questi ruscelli ghiacciano, causando a volte incidenti tra i turisti (i friburghesi invece li conoscono a memoria perciò per loro non c'è problema): a questo proposito un aneddoto dice che se inciampi nel Bächle sei destinato a sposare un friburghese!
A terra c'è un ciottolato che a volte compone a mo' di mosaico una figura: un pretzel indica che lì una volta c'era una panetteria.


Accanto alla Cattedrale c'è la Kaufhaus, la storica "Casa del Commercio", una volta sede dell'amministrazione comunale per mercati, dogana e finanze. Tutti i commercianti di passaggio dovevano presentare qui la loro merce. In un secondo momento sono stati aggiunti i due bovindi (finestre in questo caso simili a torrette) caratteristici. Le statue sul lato prospiciente la piazza testimoniano ancora una volta i buoni rapporti con gli Asburgo: raffigurano infatti Massimiliano I, Filippo il Bello, Carlo V e Ferdinando I.

Dopo averci edotti sulla cura che i friburghesi mostrano nella prevenzione degli incidenti del Sabato sera (tutte le discoteche eccetto una sono poste in centro, con divieto di accedervi con mezzi propri, moto o auto, e unica possibilità di accostarsi mediante mezzi pubblici che staccano all'una di notte), la guida ci porta in Augustinerplatz (piazza degli Agostiniani), così detta per via del Convento degli Eremiti Agostiniani qui presente. Questa è la piazza di ritrovo preferita dagli studenti universitari, che però col loro fracasso disturbano i residenti a tarda notte. Perciò dice che è stata posta la pietra della pace nella piazza, che si colora di verde se il rumore è accettabile, giallo quando comincia a essere fastidioso e rosso quando sta per arrivare la polizia.


Ci mostra infine le ultime 2 torri rimaste delle 5 originali. Vicino a una di esse è stato collocato un MC Donald senza l'approvazione iniziale dei cittadini ma con il beneplacito del sindaco, però il locale non può mostrare la sua famosa M.

 

Salutiamo la brava Alba e abbiamo ora un po' di tempo libero per fare shopping. Poi, entrati in albergo, ci aspetta una cena che si ripeterà spesso nei giorni seguenti, formata da una prima portata costituita da un consommé di verdure (in questo caso ci viaggiano dentro 3 polpette di mollica di pane), una fetta di carne (generalmente arista di maiale) con contorni vari, dolce (generalmente mousse di crema su letto di mirtilli o altri frutti di bosco). 

Dopocena ripercorriamo i luoghi visitati durante il giorno: non c'è troppa gente in giro e anche nella piazza degli Agostiniani naviga solo uno sparuto gruppo. Tra l'altro scopriamo che la pietra della pace non è quella che credevamo, ma un'altra artificiale situata poco prima.

9 Agosto.
E' arrivato il momento di immergersi nella Foresta Nera! Ci aspetta Gutach, il museo all'aperto che permette di visitare le fattorie e le case (vere, spostate pezzo per pezzo) della Foresta Nera dal XVI secolo in poi.
Ci divertiamo a esplorare casa per casa, in ognuna delle quali c'è una particolarità o una sorpresa... mucche, maiali, galli, capre... un forno dove una donna prepara dolci tradizionali, la scuola primitiva di una volta, vecchi attrezzi di lavoro, fiori stupendi. Un museo etnografico che documenta tutto della vita che una volta prendeva forma in questo territorio... i costumi tradizionali si fanno ricordare soprattutto per il vistoso copricapo femminile, che è rosso nel caso la ragazza sia da sposare, nero se già sposata.











Pranziamo a Freudenstadt, di cui facciamo appena a tempo ad ammirare i fiori della piazza del mercato, ormai vuoto, prima di dedicarci al pranzo in un ristorante tipico. Stavolta nel consommé viaggiano due ravioli ripieni. Appetitosi, tra l'altro.




Ci allontaniamo per tentare la statale 28... un'ora buona di tornanti e brividi, con panorama su dirupi e altissima vegetazione. A differenza dei miei compagni di viaggio, che trovano il percorso un po' inquietante, a me piacciono sia i tornanti che la foresta... trovo il paesaggio spettacolare e magnetico. Inoltre confido nelle capacità del nostro autista siculo (ciao Giuseppe!).
Arriviamo ora a Baden Baden... famosa località termale nonché città delle rose. Saliamo su un  trenino  turistico che purtroppo ci dà indicazioni solo in tedesco. Il percorso dura quasi un'ora e riusciamo così ad avere un'idea della città e dei suoi monumenti principali, come il Teatro, il Casinò, il Museo d'arte moderna. Passiamo davanti a una famosa pasticceria, i cui dolci vengono rischiesti anche a Berlino!
Un po' di tempo libero ci permette di passare del tempo lungo la Lichtentaler Allee, una passeggiata che dà sul fiume Oos.




Compro la guida locale e così vengo a sapere che Baden è da sempre meta privilegiata delle celebrità... a questa città è legato il destino di Dostoevskij, che nel suo Casinò perse tutto, uscendone rovinato. Anche Tolstoj perse al gioco ma non al punto da intaccare seriamente le sue finanze. Gli antichi Romani avevano fondato qui la loro prima colonia, chiamandola Aquae Aureliae. Oggi ci sono diversi bagni termali, tra cui le Terme di Caracalla che rendono omaggio all'imperatore romano che proprio a Baden curò una gotta.
Lascio Baden con la sensazione di aver conosciuto una città elegante e molto chic, dove regna il benessere e il grande capitale, e con il desiderio di visitare un giorno il suo Casinò, definito dalla Dietrich come il "più bello del mondo".
La sera la cena a buffet permette di variare il menu di base. 


L'albergo si trova a Stoccarda: alcuni membri del gruppo decidono di tentare la sorte per fare un giro in città ma io preferisco risparmiare le forze per il giorno successivo, che so dal programma essere piuttosto intenso.

10 Agosto. 
E' ora giunto il momento di visitare Rothenburg: abbiamo lasciato il Baden-Wurttemberg e siamo entrati in Baviera. I due Länder, la Baviera e il Baden-Wurttemberg, si contendono il primato come land più ricco.
La nostra nuova guida (ciao Stefania!) ci dice che Rothenburg significa "Fortezza rossa" e che diverse città si chiamano con questo nome in Germania, perciò quella che visiteremo è Rothenburg ob der Tauber, sul fiume Tauber. La città è un delizioso borgo dall'aspetto medievale tenuto in modo impeccabile dagli abitanti, anche perché il turismo garantisce i maggiori introiti del luogo. Di fatto è impossibile non essere posseduti dalla mania dello shopping di fronte ai negozi, uno più seducente dell'altro. C'è anche uno shop interamente dedicato al Natale e un museo delle bambole e dei giocattoli.





Partiamo da Piazza del Mercato (Marktplatz), dove domina il Municipio, sul quale la guida ci fa notare la doppia aquila (sempre simbolo degli Asburgo) e lo stemma della fortezza rossa che appunto indica Rothenburg. Accanto al Municipio spicca la Ratsherrntrinkstube, la casa che ha sulla facciata due orologi di cui uno solare e il carillon che a ogni ora mostra una rappresentazione di quello che forse è il più famoso episodio leggendario della città, la cosiddetta "Grande Bevuta". Nell'Ottobre del 1631 il condottiero imperiale Tilly, rappresentante cattolico, attaccò la città protestante. La città si difese ma fu poi costretta a capitolare; alla capitolazione sarebbero seguite condanne e punizioni certe, la popolazione implorò ma non servì a nulla. Allora la figlia del cantiniere offrì bevande e fu portato il grande boccale per la bevuta di benvenuto. Tilly ammirò il boccale dalla capienza di circa tre litri e mezzo e dichiarò che avrebbe concesso la grazia solo se uno dei presenti fosse stato in grado di svuotare il boccale in un sorso. L'ex borgomastro Nusch ci riuscì (anche se -come dice la guida- poi dormì per tre giorni) e Tilly mantenne la sua promessa. Così il carillon celebra l'evento mostrando Nusch che svuota il boccale e Tilly che guarda stupefatto. Sempre nella piazza ci sono due begli esempi di case "a traliccio", ossia con struttura originaria in legno, che veniva poi "riempita" tra legno e legno di altro materiale. Sono caratteristiche ma dal momento che erano considerate popolari talvolta la facciata è stata ricoperta di cemento, e -dice la guida- in questo caso si nota come la casa sia "pendente" verso la strada.



Visitiamo la chiesa di S. Giacomo (S. Jacob) e la guida ci illustra L'altare del Preziosissimo Sangue. Costruito tra 1400 e 1500 da Tilmann Riemenschneider, era stato pensato come cornice a una custodia di cristallo che contiene secondo la leggenda tre gocce del sangue di Cristo. Qui viene rappresentata al centro L'ultima Cena, dove il focus però è impegnato non da Cristo ma da Giuda, a cui Gesù porge il boccone dicendo che uno di loro l'avrebbe tradito. L'effetto di queste parole si rispecchia nei volti degli apostoli: costernazione, agitazione, sgomento. Solo Giovanni riposa con la testa sul petto di Gesù. L'altare è proprio un capolavoro, intarsiato in legno di tiglio.

L'altare principale, detto dei dodici apostoli, comprende invece dipinti di Friedrich Herlin (XV secolo).


Usciamo e passiamo dalla porta della fortezza (oggi non più esistente), notando l'apertura dalla quale veniva versata la pece bollente sugli assalitori. Passiamo anche dal Museo Criminale (senza entrarci), dove vengono documentate le sentenze, gli attrezzi di tortura, le procedure giuridiche e le esecuzioni da 1000 anni fa in poi. Quattro piani per una superficie totale di 2000 mq. Un po' di tempo libero mi permette di gustare un dolce del luogo: non le famose "palle" ricoperte di cioccolato, ma una fetta di torta al limone e noci.




Ci allontaniamo da Rothenburg con una passeggiata dalle Mura, che sono state in parte ricostruite dopo i bombardamenti della Seconda Guerra mondiale grazie a finanziamenti nazionali e internazionali, infatti vediamo riportate sul muro delle iscrizioni che ricordano i nomi dei donatori. Dall'alto ammiriamo la fucina di Gerlach.

 
L'impressione che non mi abbandona è che più che medievale questo borgo voglia apparire come tale, quasi un medioevo ricostruito, perché è difficile non sentire qualcosa di artificiale, tipo rappresentazione per turisti, aggirandosi per le vie della città. Del resto questo luogo in passato è stato colpito da terremoti e incendi, nonché da guerre (in particolare in quella dei Trent'anni, essendo dichiaratamente protestante) ed è stato infine bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale, perciò molti edifici sono stati ricostruiti più volte nel tempo. La riscoperta della città -e la sua fortuna- è da addebitarsi al secolo romantico e alla volontà di recuperare e valorizzare tutto ciò che era rimasto del Medioevo. Ma è in ogni caso piacevole all'occhio e visitando il museo criminale, le prigioni sotterranee e soprattutto S. Jacob ci si assicura che il Medioevo a Rothenburg c'è stato veramente e ha lasciato consistenti, autentiche tracce.

Siamo diretti ora a Dinkelsbuhl. E' un altro borgo, simile a Rothenburg anche per le origini (anch'essa era una libera città dell'impero), ma meno accentrato e più lineare, circondato da un fiume in cui abbiamo visto i bambini andare in canoa.
Passeggiamo per la piazza principale e visitiamo la Cattedrale di S. Giorgio.
Un dipinto su muro ricorda che al tempo della Guerra dei Trent'anni i bambini salvarono la città implorando il nemico che l'assediava e da allora a Dinkelsbuhl c'è la "festa dei bambini", in cui i piccoli vengono ricoperti di dolci. Oggi la popolazione di Dinkelsbuhl è equamente divisa tra cattolici e protestanti.



Siamo attirati da una casetta attaccata a una parete: la guida ci dice che è per gli gnomi, molto amati da queste parti. Il proprietario della casa, non avendo un giardino dove collocare la casetta, l'ha attaccata sulla parete.
Su di un'altra casa invece vediamo un nido di cicogne, che sono frequentatrici abituali di questi luoghi.
Anche qui come a Rothenburg ci sono delle insegne antiche, come quella che raffigura un tipico dolce natalizio.




Dinkelsbuhl sembra comunque meno pervasa da negozi per turisti, offre un'atmosfera più distesa e naturale. Le mura e le torri sono quelle originali medievali.
Proseguiamo ora per Augusta (Augsburg), così chiamata perché fondata in onore dell'imperatore Augusto.
Partiamo da Rathausplatz (Piazza del Municipio), con statua di Augusto in posizione prominente, per proseguire per la bella strada principale, Maximilianstrasse, con le due fontane di Mercurio ed Ercole, opera di Adriaen de Vries.

Entriamo nel cortile di Palazzo Fugger, di cui ammiriamo la damenhof (cortile delle Dame) e i suoi elementi rinascimentali.


La guida ci illustra la storia della famiglia Fugger, una delle più importanti famiglie di imprenditori tedesche a partire dal Medioevo. Implicati durante il Rinascimento nella vendita delle indulgenze, idearono la Fuggerei, un complesso di case popolari -visitabile dietro pagamento- da destinare a cattolici poveri, con l'obbligo di pregare per i fondatori. Ancora oggi si paga la cifra simbolica di 88 centesimi l'anno; ospita circa 200 persone. Non riusciamo a visitarla causa mancanza di tempo, la guida perciò ci parla della Sinagoga di Augusta, della Chiesa di San Michele, della casa del padre di Mozart (oggi museo dedicato a Mozart) e di Hans Holbein il vecchio.




Lasciamo Augusta e ci dirigiamo a Monaco. Nonostante la stanchezza, la sera usciamo per una passeggiata serale... passeggiamo per Marienplatz, la piazza principale, con puntatine all'HB (Hofbräuhaus) e all'Hard Rock Cafe, dove facciamo acquisti. Spettacolare Marienplatz di notte! Circa la famosa birreria HB, la guida ci dirà poi dei Stammtisch, "tavoli riservati" tipo stazionamenti, utilizzati come luoghi di ritrovo... per esempio, lo Stammtisch degli amici di Ludwig. 





Nelle vetrine ci attraggono i costumi bavaresi, esposti accanto a quelli soliti, della vita di tutti i giorni.


11 Agosto.
Stefania, la nostra impareggiabile guida, ci parla ora della storia della Baviera, legata indissolubilmente ai Wittelsbach, la famiglia che l'ha governata dal 1180 al 1918.
Ecco il Nymphenburg (castello della Ninfa), ossia la residenza estiva dei re di Baviera. Barocco rules!

 


La guida ci illustra le varie stanze del castello, invitandoci a osservare questo scherzo ottico... l'amorino sul soffitto vola sempre nella stessa direzione, anche quando ci si sposta lungo tutta la stanza!


Difficile non rimanere colpiti dalla Galleria delle Bellezze: 36 ritratti delle donne più belle, tra cui alcune amanti di Ludwig I. Tra queste Lola Montez, una famosa amante del re, e la madre di Ludwig II.


Ci spostiamo in giardino, che percorriamo solo per un tratto. Stiamo seguendo il percorso breve, così passiamo per l'Amalienburg senza visitarne l'interno. Questo padiglione di caccia rococo' svetta nella classifica della mia wishlist!



Visitiamo adesso il Parco Olimpico e la Sede principale della BMW.



Torniamo ora in centro, dopo aver attraversato i quartieri di Monaco in pullman.
Scendiamo di nuovo a Marienplatz, centro geografico della città, per visitare la Frauenkirche (Cattedrale di Nostra Signora), dai campanili gemelli e dalle cupole a cipolla. Risale al 15o secolo, in stile gotico. All'interno c'è, tra l'altro, un baldacchino che ricopre la tomba di Ludovico 4o il Bavaro. La guida ci racconta che, secondo una scommessa con il Diavolo, la Chiesa non avrebbe dovuto contenere finestre. Una volta ultimata la costruzione, il Diavolo vide che in realtà, anche se non sembrava, le finestre c'erano e cercò di abbattere la Chiesa con una tempesta. Non ci riuscì ma da allora un venticello aleggia sempre attorno alla Chiesa, chiamato appunto "vento del Diavolo". C'è anche l'impronta del Diavolo, all'interno!


Adesso ci troviamo di fronte alla Chiesa dei frati Teatini... che, a parte il colore, ricorda tantissimo S. Andrea della Valle a Roma. E infatti si ispira proprio alla chiesa romana. Visitiamo la Residenz, di cui la guida in un cortile ci illustra la storia. All'esterno ci sono due leoni, Stefania dice che toccare due volte (solo 2) i leoni è un invito alla buona fortuna. In effetti i leoni sono di un colore più chiaro rispetto al resto... segno che sono toccati parecchie volte!




Ora un po' di tempo libero per passeggiare e per mangiare qualcosa. Ci dirigiamo nel mercato vicino, dove pranziamo con wurstel e panino. Ci dedichiamo allo shopping e a osservare la vita della città... la folla è tanta, del resto ci troviamo in una zona pedonale.



A Marienplatz svetta la colonna della Vergine.

Osserviamo il Nuovo Municipio, la cui torre ospita un orologio a carillon che offre uno spettacolo diviso in due tempi: la parte superiore mostra una giostra cavalleresca avvenuta in occasione di un famoso matrimonio; la parte inferiore invece ospita la danza dei bottai. Alle 5 vediamo lo spettacolo completo.


Avendo del tempo libero a disposizione, mi dirigo verso la Pinacoteca dell'Arte Moderna.
Non è un ambiente vastissimo, abbiamo anche difficoltà a capire come funziona il guardaroba. Particolare curioso: quando fai il biglietto ti danno un segnalino da appuntare agli abiti, in questo modo sei immediatamente riconoscibile come visitatore pagante. Sono sostanzialmente tre piani più il seminterrato, ci concentriamo sui primi due, essendo il terzo dedicato al design e il seminterrato agli oggetti, anche d'arredamento. Nota di demerito: salvo alcuni quadri, che conservano il titolo originale, la maggior parte ha solo il titolo tedesco. Avere anche il corrispettivo titolo in inglese aiuterebbe a dare al museo un respiro più internazionale.


Picasso: Maternité e Madame Soler. 


 Picasso: Fernande e Max Beckmann: Autoritratto.


 Dalì: Apoteosi di Omero e L'enigma del desiderio, mia madre.


Magritte: La terza dimensione e Le ciel l'oiseau le table l'eponge.
 

 Christian Schad, Marcella e Max Ernst.


Erano presenti molti altri artisti, tra cui De Chirico e le sue Muse inquietanti, ma per lo più tedeschi. Ci sono poi sculture e installazioni.


Ecco quello che ci attende la sera, in un ristorante a Marienplatz.


12 Agosto. 
Il viaggio è quasi giunto al termine. Superiamo Landsberg sul Lech, dove fu imprigionato Hitler e dove fu scritto il Mein Kampf. L'intera giornata è dedicata alla visita dei castelli Neuschwanstein (Il nuovo castello del cigno sopra la roccia) e Hohenschwangau (Sopra il paese del cigno), simboli rispettivamente di Ludwig II e di Massimiliano II, suo padre. Il primo è quanto di più sfarzoso la mente umana possa immaginare, un vero monumento alla passione di Ludwig II per Wagner e per la sua musica, mentre il secondo rispetto al precedente appare più dimesso, ma in realtà elegante e adatto a una vita comoda e non priva di gusto. In entrambi i castelli è vietato fare foto degli interni, anche senza flash, perciò qui ci sono solo gli esterni.



Tra un castello e l'altro, pranzo in ristorante del luogo...


E arriva l'ultima serata, in un grand hotel a Trento. Dopocena una passeggiata permette di apprezzare i palazzi della città.










E la vacanza è dunque finita. Considerazioni sulla Baviera e sul Baden: sono due regioni ricche, dove si percepisce sia la consapevolezza che la volontà dei cittadini di voler vivere secondo un ritmo scandito dal desiderio del benessere, nel rispetto delle norme e della natura. Monaco è una città che pur essendo metropoli cerca di mostrare attenzione per l'inquinamento, come dimostrano gli innumerevoli ciclisti e le piste ciclabili in tutta la città (se si è turisti bisogna sempre far attenzione a dove si mette il piedino! Un ciclista potrebbe rischiare di investirti smadonnando in tutte le lingue conosciute!), dove -come la guida ci ha detto- i bambini prendono la patente già da piccoli per la bicicletta, dove alle elementari sono accompagnati solo i primi giorni, poi devono dimostrare di essere autonomi andando a piedi o in bici fino a scuola. La polizia a scuola controlla che la patente della bici sia in ordine... i monegaschi fin da piccoli sono abituati perciò alla bici e non la mollano neanche da grandi. Anche a Friburgo ho visto identico atteggiamento verso i mezzi di locomozione, perciò suppongo che non solo a Monaco ma anche nel resto della Baviera e del Baden sia lo stesso. Inoltre i bambini alla fine delle elementari (che durano 4 e non 5 anni) ricevono un giudizio dalla scuola, in base al quale potranno o meno frequentare il liceo (non c'è la scuola media inferiore) e se i professori hanno deciso che non può, i genitori non possono nulla per fare diversamente. Questa cosa induce a riflessione... forse si tiene in eccessivo conto il giudizio della scuola, ma neanche è bene ignorarlo completamente, come accade sovente altrove.
Comunque il viaggio è stato fruttuoso, ma suscettibile di approfondimenti. Ecco qui la mia wishlist, per quando tornerò in questi luoghi:
X Casinò di Baden (interno)
X Monaco: Vecchia e Nuova Pinacoteca
X Monaco: Asamkirche
X Monaco: Amalienburg (interno)
X Monaco: salire sulla Torre del Nuovo Municipio^___^
Arrivederci Germania.