sabato 14 aprile 2012

Il Guggenheim

Oggi ho visitato la mostra al Palazzo delle Esposizioni "Il Guggenheim -L'avanguardia americana 1945-1980".
Nel 1942 Peggy Guggenheim, collezionista d'arte, apre a New York la galleria Art of this Century, grazie alla quale gli artisti americani entrano in contatto con l'avanguardia europea, in particolare il Surrealismo.
La prima sala perciò è dedicata all'Espressionismo astratto: ecco alcune delle opere qui esposte.
Echaurren, Dark Light e Tanguy, En Lieu Oblique

Calder, Costellazione
La guida fa notare l'utilizzo di un materiale primitivo come il legno e aggiunge che negli oggetti talvolta si vede un riferimento alla realtà atomica.

Mark Rothko, Sacrificio e Untitled
Rothko è legato al mondo del mito, come si intuisce dagli elementi che cogliamo nelle tele.
Pollock, The Moon Woman e Circoncisione
Questo primo Pollock mostra invece un legame con le culture indiane (da notare i segni zodiacali nel primo quadro). Il titolo del secondo quadro, dove emerge una linea continua che dà un tono alla composizione, gli è stato suggerito dalla moglie, anche lei pittrice.
Clifford Still, Jamais e Baziotes, The Parachutists
Gorky, Untitled e Busette Dart, The Atom


Nel 1947 la galleria Art of this Century chiude e Peggy si trasferisce a Venezia, ma molte opere che vi sono state esposte fanno parte della sua collezione personale e si possono ammirare a Venezia ancora oggi.
Rothko, Untitled (1947) e Kooning, Composition. Rothko usa lasciar sfumare il colore come per invitare lo spettatore a "entrare" nel quadro.

Pollock, Green Silver e N.18
Action painting a go go! 

Motherwell, Elogy to the Spanish Republic.
Marca-Relli, Warrior e Kline, Untitled, 1952.
Un'altra sala è dedicata alla corrente "Hard edge" (bordo rigido), che caratterizza l'astrattismo negli anni Sessanta. Nel 1966 la mostra "Systemic Paintings", la pittura sistemica, mette in scena questi nuovi artisti che prediligono bordi rigidi e colori compatti. 
Morris Louis, 1-67. Qui viene usata la "soak stain", la macchia per assorbimento: il colore viene lasciato scorrere su superficie inclinata, in modo da tracciare una linea definita e ordinata.
Noland, April Tune e Stella, Harran II. Quest'ultimo è enorme e ha colori fluorescenti, dopo un po' ho dovuto distogliere lo sguardo. 

Kelly, Orange Red Relief, dove la tela assurge a bassorilievo.
La sala centrale è dedicata alla Pop Art
Ecco gli immancabili Lichtenstein (Grrrrrrrrr! e In) e Warhol (Orange Disaster n.5)

Circa Lichtenstein, la guida fa notare come l'autore scegliesse vignette di vecchi cartoonist perché li stimava. Quell'arte considerata minore era in realtà di pregio, perché seppur nella povertà di mezzi mirava all'espressività, perciò meritevole di essere esposta nei musei. Fa infine notare come l'artista mettesse ogni cura nel ritrarre il più piccolo particolare su tela.
Rosenquist, The Swimmer in the Economist. Dedicato al muro di Berlino, con quello che è forse un omaggio alla bandiera tedesca e alla sua industria, simboleggiata dalla massa metallica al centro.
L'opera che più mi impressiona è di Rauschenberg, Chiatta. E' un enorme mix di serigrafia e pittura che ha come leit motiv i mezzi di locomozione, ma non solo. 
Un'altra sala è stavolta dedicata al Minimalismo. Corrente parallela alla Pop Art, utilizza materiali forniti dall'industria e mira a un minimo intervento dell'artista. Sono qui riuniti alcuni pezzi appartenuti alla Collezione Panza. Donald Judd, Untitled. E' una scultura che riproduce la sequenza di Fibonacci negli spazi vuoti.

 

Allied di Robert Ryman è una tela bianca. Agnes Martin, White Flower.


La Quinta Triade di rame di Carl Andre è letteralmente un'opera che si fa calpestare.


Mangold, il Circle Painting n.6 è un'opera che quadra il cerchio. Flavin, Untitled, è un'installazione al neon che entra in rapporto con lo spazio circostante.


Un'altra sala è dedicata al Post minimalismo e all'arte concettuale. Qui entriamo nel regno delle Idee: l'artista sceglie nuovi materiali, facilmente deperibili, rinunciando alla funzione eternatrice dell'arte, che può sopravvivere solo come concetto immateriale. Nell'atrio circolare del Palazzo infatti è presente la creazione testuale di Lawrence Weiner: Earth to earth, ashes to ashes, dust to dust. Siamo verso la fine degli anni Sessanta.


Serra, Template (Sagoma-gomma vulcanizzata) e Robert Morris, Untitled


Kosuth, Titled (art as idea as idea)


Nauman, Live-taped video corridor 


L'ultima sala è dedicata al Fotorealismo. In questo caso sono foto riprodotte su tela a essere mostrate al pubblico. Domina l'attenzione verso effetti di grande impatto, verso la luminosità e la predilezione per particolari o soggetti marginali. 
Robert Cottingham, Tattoo


Charles Bell, Gum Ball No. 10: “Sugar Daddy”


Richard McLean, Medalion (Medaglione)

Chuck Close, Stanley 
Ron Kleemann, Big Foot Cross