lunedì 19 marzo 2012

Il Rinascimento a Roma

Ieri ho potuto ammirare, nel suo ultimo giorno di apertura, la mostra "Il Rinascimento a Roma - Nel segno di Michelangelo e Raffaello", a Palazzo Sciarra. Essendo l'ultimo giorno, alcune opere, come l'Autoritratto di Raffaello, non erano presenti in mostra perché ritornate nei luoghi d'origine.
Si parte dal 1503, con la salita al soglio pontificio di Giulio II della Rovere, per arrivare al 1564, anno della morte di Michelangelo, attraverso sette sezioni.

La prima sezione si occupa di documentare la fioritura artistica a Roma dei primi due decenni del Cinquecento, sotto Giulio II della Rovere e Leone X (Cappella Sistina, Stanze di Raffello e Loggia di Psiche a Villa Farnesina).
Si può ammirare Lorenzo Lotto, S. Girolamo in meditazione, e la Naumachia nel cortile del Belvedere di Perin Del Vaga, che documenta insieme del costume del Cinquecento e delle usanze dei Romani (le naumachie) rinverdite dai nobili e dai prelati del Cinquecento. Sempre di Perin Del Vaga, la Battaglia tra Lapiti e Centauri.
La presenza di Michelangelo è qui testimoniata, oltre che da una copia su scala ridotta del suo Mosé, dal ritratto che ne fa Sebastiano del Piombo, che raffigura il maestro mentre indica i suoi disegni.
Giulio II è qui presente in una copia dell'autoritratto che ne fa Raffaello. 

Raffaello è ben rappresentato da una serie di opere: il Ritratto di Tommaso Inghirami detto "Fedra" (il soprannome gli viene dalla fama per aver interpretato la Fedra di Seneca, a questo prefetto della Biblioteca vaticana per Leone X), qui ritratto con gli occhi al cielo per mascherare meglio il suo difetto fisico; la Madonna Hertz; il Putto, che è un affresco staccato, e infine il bijoux, la Madonna dei Garofani, che ho potuto ammirare a distanza ravvicinatissima: la delicatezza dei colori (è un olio ma sembra un acquerello), in particolare dell'incarnato, è incredibile. 



Se Giulio II e Leone X sono i mecenati, Michelangelo e Raffaello sono i due numi tutelari del Cinquecento a Roma, e la mostra raccoglie opere e testimonianze delle influenze di questi due geni nella città eterna, attraverso i lavori di tutti coloro che a essi si ispirarono o attinsero per rielaborare personalmente.

Ecco il Peruzzi, che orbita attorno a Raffaello, già visto nella Villa della Farnesina, qui con i dipinti Cerere (con la corona di spighe), Sacra Famiglia, Luna ed Endimione.
Beccafumi, Testa di giovane e Giulio Romano, Cristo in gloria con quattro santi

Copia di Raffaello: Ritratto di Baldassarre Castiglione.
E ancora: Sposalizio di S. Caterina del Genga, Madonna col bambino in gloria e santi del Garofalo.
E venne il tempo della riforma protestante, e venne il tempo del Sacco di Roma. Questa sezione testimonia dal 1520 al 1527. Lucas Cranach: Martin Lutero e Caterina Bora. Di lui sono presenti anche le xilografie La discesa del papa agli Inferi e La grande prostituta Babilonia.
Doppio ritratto di Clemente VII di Sebastiano Del Piombo: con la barba e senza.




E' qui visibile una ricostruzione virtuale in 3D della “Loggia di Psiche” affrescata da Raffaello e la sua scuola, riprodotta in mostra grazie alla tecnologia ENEA. 
Si affronta ora un altro nucleo concettuale: il Rinascimento e il rapporto con l'antico. In un'epoca in cui si scopre la Domus Aurea e con essa le grottesche, l'antico viene rivissuto, tutelato, copiato, come la tradizione del Quattrocento e l'Umanesimo avevano insegnato. Bellissimo Maarten van Heemskerck con il Paesaggio con San Girolamo (peccato non trovarne neanche un'immagine in rete), dove il vero protagonista è il disfacimento dell'impero romano, e S.Girolamo come appiccicato in un angolo. Ecco una copia del Laocoonte, un piccolo bronzo di Pietro Simoni Da Barga; ecco l'Afrodite accovacciata da Palazzo Altemps, variante di un'opera di Doidalses. Ecco la danza di ninfe nel bosco di Guglielmo Della Porta, un centro di piatto con Enea e Anchise che fuggono da Troia del Pittore "in Castel Durante", e infine Entello e Darete, i Lottatori Aldobrandini. Chiude il giro qualche incisione di Gian Giacomo Caraglio, dal sapore pagano ed erotico.
I Fasti farnesiani: Paolo III ridà linfa alla città, dopo la devastazione del Sacco. Come da brochure: "in mostra i disegni di Palazzo Farnese provenienti dall’Archivio di Stato e dal Museo di Roma. La novità presentata in mostra, è costituita dalla presenza di un testo edito a Roma nel 1506, il Iudicium Dei de vivis et mortuis di Giovanni Sulpicio Verolano, restaurato per l'occasione, che va considerato la principale fonte letteraria del Giudizio Universale di Michelangelo dopo le Sacre Scritture e la Divina Commedia.  La presenza michelangiolesca è centrale nella sezione che espone opere importanti e di recente acquisizione al dibattito critico, come il Crocifisso di Oxford e la Pietà di Buffalo, di ambito michelangiolesco con una recente attribuzione a Michelangelo stesso."
Guglielmo Della Porta: Ritratto di Paolo III e Jacopino del Conte, Ritratto di Paolo III Farnese con il cardinale Ercole Gonzaga.
Sfilano in ordine: la copia del Giudizio michelangiolesco del Venusti (che avevo già visto nella mostra di Palazzo Farnese), poi ancora Perin Del Vaga, Sacra Famiglia, e Salviati, Annunciazione della Vergine Maria

Un gesso del Venusti, Battaglia tra Centauri e Lapiti, mostra lo stesso gesto del Cristo della Cappella Sistina.
Una stanza mostra un ritratto del cardinale Reginald Pole, un ritratto di Vittoria Colonna e due libri della poetessa. Ancora il Venusti: Cristo deposto nel grembo della madre, qui riportato accanto alla Pietà di Buffalo.
Le ultime sezioni sono dedicate alla Basilica di S. Pietro, la Maniera a Roma dopo Michelangelo e Raffaello, gli arredi minori, che testimoniano come anche su piatti e maioliche i temi e le visioni di Raffaello e Michelangelo facessero ormai parte di un linguaggio dall'ampio orizzonte... un calamaio rappresenta la Pietà di Michelangelo. Rispondono all'appello le mattonelle pavimentali della Logge Vaticane, disegnate da Raffaello e realizzate da Luca della Robbia, provenienti dai Musei Vaticani. Mi colpisce la Borgognotta per l'arciduca Ferdinando II di Giovan Battista Panzer detto Sarabaglio e Marc'Antonio Fava, l'Annunciazione di Venusti e infine Federico Zuccari: Ritratto di Raffaello come Isaia e Ritratto di Michelangelo come Mosé, dove i due pittori vengono identificati nei loro capolavori.

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